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cinema
PER LE VIOLENZE DEL G8 45 RINVII A GIUDIZIO, MA IL MANDANTE RESTA FUORI
17 maggio 2005

Per le violenze a Bolzaneto 45 rinvii a giudizio (16/05/2005).
Benito Berlusconi era da poco arrivato al Governo e gli abusi del G8 furono il suo primo biglietto da visita. Capimmo subito con chi avevamo a che fare. Ora gli esecutori forse pagheranno, anche perché le tante telecamere, i tanti filmati, poi film, interviste e testimonianze in qualche modo li hanno incastrati (anche ad Abu Ghraib quelli che si sono fatti fotografare poi sono finiti alla sbarra). Ma il mandante, il mandante è ancora a piede libero e se ci dice male verrà anche rieletto.

Da Roma Film Project 03/09/2001 (relear, messaggio 1797) 
Oggetto:  Parti, narrazione, (G8 a Venezia)

Parlando ieri con Valeria emergeva l'esigenza di dividere in parti il soggetto per poter facilitare la creazione di una sceneggiatura fatta da brani non consequenziali. Ci attiveremo in tal senso quanto prima, nel frattempo non diamo sosta al desiderio di tradurre in parole quel bisogno di raccontarsi che ha la nostra storia.
Re Lear
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Festival del Cinema di Venezia, (da La Repubblica 2/9/2001) - G8
La sequenza simbolo è quella di un manifestante che offre fiori agli agenti in tenuta antisommossa, e che in cambio riceve il violento getto degli idranti. "Probabilmente è l'immagine che sceglieremo per la locandina del film", annuncia, dal Casinò del Lido, Francesco Maselli: la pellicola in questione è "Un altro mondo è possibile", frutto del lavoro compiuto nei giorni del G8 di Genova da ben 33 cineasti italiani, tutti presenti sul campo. Risultato: 290 ore di materiale ora al vaglio del montaggio, da cui verrà ricavata una versione di 60 minuti per Raitre, e un'altra di 120 per il grande schermo. "Abbiamo già ricevuto richiste da tutto il mondo, Usa, Francia Germania", dichiara il produttore, Mauro Berardi.
Un lavoro immane per i registi coinvolti, su un'iniziativa voluta dallo stesso Maselli. Alcuni di loro (tra cui Gillo Pontecorvo, Daniele Segre, Pasquale Scimeca, Carola Spadoni, Francesco Ranieri Martinotti) sono qui alla Mostra, per parlare, in anticipo, dei contenuti della loro opera: sul palco anche il portavoce del Genoa social forum,
Vittorio Agnoletto. Soddisfatto soprattutto di un aspetto: il prodotto finale, assicurano gli autori, non sarà concentrato solo sugli scontri, ma sui volti, le storie, le idee del popolo di Genova: "Quella che verrà fuori sarà la testimonianza del lavoro del Forum, che abbiamo preparato per mesi. Vi ringrazio per aver documentato davvero quei giorni".
Insomma: l'altra faccia del movimento, quella pacifica, che non solo protesta ma che anche progetta. Ma, inutile nasconderlo, le sequenze più a effetto saranno quelle della violenza; e in questo senso, almeno a sentire i registi, ci sarà davvero l'imbarazzo della scelta. Ecco il racconto di Pasqale Scimeca, l'anno scorso qui alla Mostra con "Placido Rizzotto", su uno dei lati rimasti oscuri degli scontri di piazza: le eventuali infiltrazioni tra i black bloc. "In primo luogo appena mi hanno visto hanno tolto la telecamera al mio operatore", racconta Scimeca, "ma io ne avevo un'altra piccolissima che non hanno visto, e così ho potuto riprendere.
Così ho filmato il fatto che alcuni di loro avevano bandiere nere con il simbolo della Repubblica di Salò. Così come il fatto che mentre devastavano piazza Tommaseo, facendo a pezzi tre bancomat, le decine di agenti presenti nel commissariato, affacciato proprio sulla piazza, non hanno mosso un dito".
Ma c'è un ulteriore aspetto dell'iniziativa che i registi tengono a sottolineare: il risveglio della categoria a cui appartengono da un "sonno" durato molti anni. A parlarne è Pontecorvo: "Il fatto che 33 registi abbiano raccolto l'invito di Maselli è un segnale che la situazione sta cambiando. E' ora che gli intellettuali smettano di abdicare alla loro funzione e riprendano l'opera di vigilanza".
E la volontà di continuare a essere testimoni del tempo è confermata dal produttore: "Stiamo mettendo a punto un documento, che farà nascere una Fondazione", che sarà dunque impegnata su questi temi in modo permanente. E poi, rivolto ad Agnoletto, Berardi assicura: "La prossima volta che ci sarete ci saremo anche noi".




permalink | inviato da il 17/5/2005 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
cinema
P - IL CLUB, IL FILM, GLI ALBORI
1 aprile 2005

Arriviamo al dunque
[P/relear1/28/24.1.01]

Arrivano Laura_berlin e Unmaredinutella a rinforzare le fila di quest'armata, un caloroso benvenuto. Ecco che come sono in rete i nostri pc, così lo sono le nostre menti, unite dalla passione per il cinema. Confesso che a parlare di armata mi sento molto Brancaleone da Norcia, ma come lui spronerò il mulo Aquilante diretto a sicura vittoria.

Donatodue scalpita, e difatti il numero degli amici suggerisce di entrare nel vivo del discorso.

1) L'idea di fare un film in digitale è nata da un'esperienza simile fatta da un gruppo di cybernauti cinefili milanesi, qui proposta con la variante di un club ove condividere la crescita del progetto in rete.

2) Ciò che si intende fare è un film dove l'accessibilità agli strumenti digitali venga affiancata da tematiche legate a concetti tradizionali di cinema. Cinema è storicizzazione dei sentimenti interiori, parte viva e non eludibile della nostra vita.

3) Il genere di film che si intende fare dovrà rispecchiare la filosofia del club: passione, amatorialità tesa ad un prodotto di taglio professionale, spirito goliardico nel fare sul serio senza prendersi troppo sul serio. Ricerca dell'equilibrio dunque, come quello che unisce lo strumento digitale alla filmografia tradizionale. Quindi il genere potrà flettersi al fine, dando spazio a sorriso ed ironia.

4) Quindi non c'è un copione già pronto, ma molte idee che verranno messe come legna nel fuoco, alimentando un confronto che spero vivo e fattivo da parte di tutti. Uno spunto già l'ho lanciato, e ne attendo i commenti,
riguarda un remake de "I maghi del terrore", un B-movie horror, che per ironia, semplicità e genialità offre insoliti aspetti comici. Un film rivalutato a posteriori. Ma ogni vostro spunto o idea è ben accetto, anche la
stesura di una sceneggiatura ad hoc. Navigando tra chatters amici ho scorto talenti della narrazione.

5) L'opera dovrà, nelle intenzioni, avere la durata di un'ora, ed essere il frutto della collaborazione teorica o pratica di ognuno. Mille attitudini individuali da far incontrare nella creazione di un'opera collettiva. Servirà ogni ruolo del set, ed altri virtuali che conieremo in base al nuovo strumento della cybercollaborazione. A tempo debito sarà fatta una ripartizione dei ruoli, in base alla disponibilità individuale, all'esperienza ed alle attitudini.

6) Intendo procedere su tre linee, il confronto spontaneo da parte dei soci,
l'introduzione di note ed appunti, talvolta non direttamente pertinenti, ma finalizzati comunque al progetto, l'inserimento di schede, dove periodicamente faccio il punto della situazione, per nostro ordine mentale e per i nuovi soci, che in tal modo possono avere un rapido ragguaglio sull'attività del club.

Re Lear
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bene...sono pronto!
[P/unmaredinutella/40/25.1.01]

A
llora ne approfitto per salutare tutti... sono un appassionato come voi, ma ciò che m'interessa di più, essendo un musicista, sono le colonne sonore, per cui se ce ne sarà bisogno, vorrei occuparmi di questo aspetto, anche se non disdegno la partecipazione attiva all'eventuale film.

Bene RE Lear, la tua idea del remake la trovo molto stimolante... facci sapere di più, riguardo soprattutto la disponibilità di mezzi che abbiamo... per fare la musica originale ci sono i con dei miei amici… musica d'atmosfera e quanto altro...

Ciao
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La trama: Il film nel film, oppure?.
[P/relear1/89/8.2.01]

Passeggiavo con il cane e pensavo... a noi. Una sceneggiatura potrebbe essere, sulla traccia di illustri esempi da "ciak si gira" a "effetto notte" a "nel bel mezzo di un gelido inverno", il tema del make in se, del fare.

Un gruppo di chatters, noi, che si incontrano in rete con l'idea un po’ assurda di fare un film digitale. Le loro vite, i loro caratteri, gli habitat in cui vivono, così diversi tra loro, vite diverse, unite da quel filo
elettronico che è internet e dalla passione per il cinema, e prima ancora per la vita. Le fasi di lavorazione del film, un remake di un film classico. Da decidere se il film nel film sarà compiuto, o se sarà un fallimento,
riscattato comunque dal fatto che attraverso quell'idea ognuno ha trovato in se e negli altri qualcosa di importante.

Il tema del film nel film non è certo una novità, è interessante studiare bene come svolgerlo, agendo sull'effetto tra piani, facendo scorgere come non determinanti i fini dichiarati, e come importanti quelli appena intuiti. Il tutto narrato con brio, sul filo della commedia brillante, che ama concedersi alcune riflessioni esistenziali sul mondo del cinema, della rete, della nostra anima.

Non so, forse che si, forse che no: datemi segni di vita ed esprimete cortesemente un parere critico sull'idea, una proposta di alternative o consigli per correggere il tiro.

Re Lear
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Re: La prima settimana di RFP
[P/skonvolto83/47/26.1.01]

Riuscire nella prima settimana a raggruppare così tanti appassionati di cinema è un bel traguardo.

Noto che il nostro sovrano Lear si sta facendo in 4 per questo club cercando indirizzi e citazioni... grazie =)

Inoltre volevo dire una cosa a proposito del mio secondo corto, cioè quella di creare quasi un musical (alla quadrophenia x intenderci) poichè anch'io sono un appassionato di musica e faccio parte di un gruppo...hehe

Vorrei inoltre segnalarmi come attore con discrete capacità...
ecco ho finito di darmi tante arie... grazie dell'attenzione e arrivederci...

laszlo
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Re: La trama: Il film nel film, oppure?
[P/delice1_t/100/9.2.01]

E’ un'idea non potrebbe essere creare una bellissima storia su un amore di chat? In fondo di emozioni ne abbiamo avute tutti in questo mondo virtuale .... o no?
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L'esagono non l'avevo considerato
[P/relear1/106/9.2.01]

L'idea della chat love story proposta da delice, la vedrei, più che una storia tra due persone, una narrazione multipla nella quale si vedono le vite dei chatters, con i loro conflitti, con le loro storie d'amore virtuali e reali. Senza eccedere nel numero, sei personaggi di chat: due coppie, di cui una virtuale e l'altra con risvolti reali, una persona con una storia di emozioni e forse amore verso un personaggio X, mai conosciuto, un'altra persona che osserva e consiglia, restando ai margini delle schermaglie di sentimenti della chat, come un'eminenza grigia, ma sarà poi vero che ne è estraneo?

Al solito butto lì, cogitate e dite la vostra.

Re Lear
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Un foglio nel vento
[P/relear1/107/9.2.01]

saintloup ha citato american beauty, ed ecco che se chiudo gli occhi vedo la proiezione del filmato fatta dal giovane cineasta malato di "necessità di osservare": un foglio di carta che vola in strada sospinto dal vento, ed in quello, il senso della vita.

Re Lear
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Film e vita: la chat specchio o vita a s
[P/laura_berlin/111/11.2.01]

Se si racconta di se stessi nella vita, l'interiorità e l'apparenza, o anche ciò che si è e ciò che involontariamente viene fuori, si è allora autentici, anche quando si inserisce in questo discorso la chat, specchio in quanto ricettacolo di pensieri e parole, deformante e falsato o suo malgrado invece impietosamente fedele e rivelatore allo stesso chatter di un mondo sotterraneo.
Certo la chat se assume vita a sè e obbedisce alle proprie leggi è però determinata dalla volontà di chi ha iniziato a chattare, per comunicare, per raccontarsi, come in un film, che però appartiene al nostro tempo e al nostro momento, fugace.
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Re: L'esagono non l'avevo considerato
[P/elibu00/112/11.2.01]

Scusate, arrivo ora perchè ero via...e m'intrometto d'acchito: io il film l'avevo sin da subito visto in virtuale!
Questo è il mondo dove ci muoviamo dall'idea.

Se poi il virtuale sia vera realtà e se la realtà sia di fatto finzione… o viceversa....non credo sia basilare, in questo contesto.
Ognuno ha le sue idee a proposito.
Resta il punto che io non avevo immaginato altro scenario che questo. Sbagliavo, Re?

Fatemi sapere,
eli
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Gli ingredienti (risposta collettiva)
[P/relear1/113/12.2.01]

Benvenuti artful e valeria, entrate anche voi nel vivo del discorso: delice ha proposto la trama di una chat love story, io ho suggerito di farne un racconto corale, con le storie di sei chatters; saintloup propone sulla linea del virtuale un racconto basato sulla necessità di protagonismo, raggiunto in modo effimero con gli strumenti di comunicazione; gwen ci fa l'esempio del film "Thomas in love", una storia basata su internet come unico mezzo di contatto con il mondo per un agorafobico; fab_mad disapprova la scelta di una tematica legata al mondo della chat, che ritiene difficile da sceneggiare e con il rischio di fare un prodotto noioso;
laura ci fa pensare al fatto che se si racconta qualcosa di nostro, anche la narrazione diventa più autentica, pur trattando il mondo della chat, dove la deformazione di un'immagine fittizia non cela mai davvero ciò che abbiamo dentro; elibu conferma che la sua visione del film è stata da subito legata al mondo della chat, alla nostra realtà, e che poco conta dove cominci il reale e dove il virtuale, dato che la chat è per tutti noi comunque una realtà di vita, uno strumento con cui parlare con libertà interiore con amici più che reali di ogni parte e luogo.

Vedo con piacere che il discorso si sta accendendo, segno che il desiderio è quello di scendere al concreto. Riteniamo utile il monito di fab_mad a non fare un film statico, basato sulla fissità del monitor e del chatter che gli è di fronte, ciò nonostante riteniamo di poter svolgere il tema in modo dinamico, come peraltro è stato fatto nei non pochi film che hanno avuto internet o la chat come protagonisti, e che nella maggior parte dei casi di statico hanno avuto ben poco.

Credo bisogna uscire dalla trama scarna di tre righe articolando una sceneggiatura che sappia raccontare i sentimenti inseriti nel contesto reale, così come avviene nella vita di ogni giorno. Una storia d'amore tra chatters? E' qualcosa che si svolge per il 10% davanti ad un pc e per il 90% nel cuore e nella vita di ognuno, nel contrasto con una realtà tangibile così lontana da quel sentimento nascente.

Quindi la storia potrebbe si essere quella delle love story, ma tessuta su una trama di superficie.

I personaggi hanno:

1) una vita reale, che per sommi capi viene narrata, a tocchi di pennello, per descrivere il personaggio ed il suo rapporto con la vita;

2) un club dove discutono della realizzazione di un film, che poi realizzeranno davvero;

3) i sentimenti, le storie d'amore dei personaggi che si intrecciano con la lavorazione del film;

4) la trama del film che nel film si sta girando, sarà vista in terzo piano, come pretesto dialettico e culturale, una passione comune che unisce questi personaggi e le loro storie uguali e diverse, potrebbe essere un remake di un horror b-movie, e preparare questo film diviene occasione di incontro, di contatto, di confronto con gli altri e con se stessi, il virtuale che fa il gran passo ed incontra il reale, per capire poi quale dei due mondi sia davvero virtuale e quale reale.

Direi che sinora ho preso gli ingredienti ed ho provato a scrivere una ricetta, a voi ora la prossima mossa.

Re Lear
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Re: Gli ingredienti (risposta collettiva)
[P/valeria_47it/118/12.2.01]

Grazie Relear dell'invito ad intervenire, ma mi sento un po' intimidita dalla partecipazione di tanti appassionati e buoni conoscitori di cinema, pensavo solo di rimanere dietro le quinte ad assistere al vostro dibattito, io che non sono affatto esperta e che dopo aver goduto di un film, magari me lo dimentico, sperando che almeno a livello subliminale qualcosa mi resti!

Fatta questa premessa, a giustificazione delle banalità che probabilmente dirò, vedo che le proposte per un soggetto sono sostanzialmente due:

1) quella di Saintloup di fare del cellulare, croce e delizia dei nostri tempi, il protagonista ,mi pare originale; la vedrei meglio realizzata in episodi che, oltre la voglia di protagonismo, evidenzino altri situazioni: il cellulare e l'adolescente, il cellulare e la solitudine, il cellulare e l'amore...Ma forse diventerebbe dispersivo??

2) la chat, un film sulla chat che nasce nella chat!
Dovrebbe focalizzare, attraverso i personaggi e le situazioni, quelle che sono le peculiarità di questa nuova forma di comunicazione: un mondo guardato con sospetto da chi non vi appartiene, ma che una volta che vi si è immersi diventa "realtà"; le barriere che fa cadere: la timidezza, l'età ecc; il linguaggio che assume rapidamente un registro diverso; la facilità con cui alcuni riescono ad "aprirsi" come sul lettino dello psicanalista, proprio perché resi sicuri dall'anonimato, parlano a se stessi, ma con un interlocutore che ascolta e magari interviene anche in modo opportuno....
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Re: Gli ingredienti (risposta collettiva)
[P/elibu00/119/13.2.01]

Ridevo, è vero, alle idee nascenti che vedevo in una sintesi di "comunicazione".

Mi sembra che più o meno tutti desiderino esprimere in questo film la "variazione" della comunicazione (cellulare/chat)che è alla base della rivoluzione sociale del nostro tempo.

Allora esco in attimino dalle quinte per inserire un particolare che questa nuova comunicazione possiede: libertà dalla materia, intesa come fisicità, contesto, ecc.
Non più rapporto sociale, inteso come "di gruppo" (familiare o meno), ma incontro tra singoli, decontestualizzato.

L'individuo... si spoglia...
eli
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Come un pianista che compone
[P/relear1/120/13.2.01]

ugo aspettiamo con ansia il tuo parere.

Chiudo gli occhi ed ho due visioni:

l'idea di saintloup, valeria la vede realizzabile come un film ad episodi sui modi di vivere il telefonino e le nevrosi che comporta: la trovo una buona chiave di lettura e non posso non pensare all'episodio delle isole di "Caro diario" di Nanni Moretti, dove nell'isola di Salinas gli adulti vengono descritti come ostaggi dei figli unici che governano le linee telefoniche. In una successione di sequenze viene ritratto l'assurdo di tale circostanza, con la mimica narrante dell'autore-protagonista.

Riguardo all'idea di un film sulla chat valeria mostra la linea invisibile che separa i chatters, che nella rete trovano un mezzo per esprimersi con totale libertà, e coloro che non "vivono" in chat, che non comprendono ancora questo strumento, lo vedono con ostilità e con ostilità vedono chi ne fa uso.

La chat come mondo di libertà e liberazione che come amante si affianca alla nostra vita reale a dargli conforto, canale di comunicazione globale ed individuale.

elibu centra l'argomento: nella chat l'individuo nella sua libertà si spoglia della materia, intesa come fisicità, e dei vincoli sociali nei quali è inserita la sua vita.

La descrizione mi porta a immagini simboliche che si incontrano con scorci di vita quotidiana, metafore e metonimie che si alternano nella narrazione. Immagino un chatter di fronte al pc in un contesto familiare, quando il suono e le voci sono quelle della casa tutto è reale, quando le voci sono quelle che scorrono sullo schermo ed il resto del mondo è sentito in lontananza, il chatter è il volto con le sue emozioni nascoste, le sue dita che corrono sulla tastiera, il suo corpo nudo seduto di fronte al monitor, con le ombre, in secondo piano, degli altri familiari intenti in azioni di vita quotidiana.

Per il resto anche la chat è un contesto ed il rapporto tra singoli trova comunque riscontro in forum collettivi. Se i sociologi hanno osservato come il male degli ultimi anni sia la mancanza di comunicazione tra individui, appare chiaro come la chat appaghi quest'esigenza, non risolvendo tuttavia i problemi di comunicazione tra persone prossime e/o congiunte.

Nella mia stanza lavora un informatico, ha sempre la cuffia con la musica e due monitor che lo nascondono a me, io lavoro a un metro da lui e se ho bisogno di parlarci il mezzo più efficace è contattarlo in chat, è un paradosso che mi fa riflettere.

Re Lear
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Re: L'esagono non l'avevo considerato
[P/skonvolto83/128/14.2.01]

brevissimo... su internet ognuno può crearsi la propria identità, no? allora perchè non mettere un personaggio ambiguo, in quel senso che sembra ma non è o vorrebbe essere...

laszlo
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Profili ambientali e dei personaggi
[P/relear1/130/15.2.01]

Prima di fare un quadro spesso ci si avvale di un brocco per schizzi sul quale appuntare le idee ed i dettagli che man mano ci vengono a mente, la istessa cosa si fa con la trama di un film. Comincerei dunque con il delineare dei ritrattini, ritratti ambientali e ritratti dei personaggi, ad ogni personaggio corrisponderà un suo ambiente circostante che ne delinea la quotidianità reale.

Buona l'idea di skonvolto di dare ad uno dei personaggi il profilo di un dissociato con personalità fittizie ed ambizioni frustrate, uno che è, non è, o vorrebbe essere, è uno dei personaggi "classici" delle chattone, come non tenerne conto?

Cominciamo dunque a lavorare su caratteri ed ambienti, non dobbiamo far altro che scrivere ciò che abbiamo visto in questi anni di chat.

Re Lear
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6 personaggi in cerca di autore
[P/relear1/131/15.2.01]

blu benvenuto, entra nel vivo del discorso, tra cenni di carattere tecnico stiamo parlando della trama da ideare. A proposito, siamo in 50, non male, non male, continuiamo così.

Darei dei nomi provvisori ai nostri sei personaggi, in modo da identificarli nel corso della delineazione del loro profilo:

M

1marco,
2maria, 3mattia, 4milena, 5mirko, 6monica

c'è da descrivere non solo il loro profilo ma anche quello del loro ambiente circostante. Sceglieteli uno per uno o provate a creare delle coppie, prendete il blocco ed il pennello, buon lavoro.

Re Lear
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buonasera
[P/me_mela/134/16.2.01]

buonasera o buongiorno, dipende da voi, chapeau King Lear.

mi chiamo me_mela, ho 41 anni, milano (ininfluente, il mondo digitale riduce o amplifica le distanze), lavoro in pubblicità da vent'anni, doppiatrice nel passato, gestione di un Yahoo! club (scrittura creativa).

poche righe per definire le eventuali competenze e per dire a che cosa forse posso servire :-)

ho letto tutti i messaggi finora affissi in bacheca, cercando di trovare un fil rouge, su cui iniziare a costruire...

l'idea di lavorare ora sui profili dei 6 personaggi (all'esagono non avevo pensato... :-) somma di due triangoli...) mi sembra buona, perchè da loro si potranno ottenere stimoli per l'identificazione della intera vicenda.

devo dire che mi manca ancora la spina dorsale attorno al quale stiamo costruendo lo scheletro.

c'è un accenno, re lear (solo re? solo lear?, per brevità!) in un messaggio in cui concludi con "questa è la ricetta"... ma l'idea, la vera idea, tuttora mi sfugge.

leggo di 10% di vita digitale/virtuale e 90% di vita reale, ma ancora mi sembra un concetto vago.

anche se la vita è digitale, è comunque reale, l'impatto sull'individuo E' reale.

Potremmo dissertare ore sul percepito e sul comunicato, ma alla fine è vita quello che si muove dentro, ed è vita quello che si comunica, come vita è quello che viene invece filtrato e elaborato e magari restituito dal ricevente.

credo sia la chiave di volta delle chat, dei newsgroup, delle comunicazioni tutte, in generale.

per essere fattiva, cercherò di lavorare su un paio di personaggi. unica nota a mr king: se devono avere personalità profilate in modo preciso, perchè dare loro nomi simili, tutti con l'iniziale M?

perchè omologarli, con il rischio che le più mani che possono scrivere si confondano? potremmo già decidere che il nome parla già di loro? propongo:

Marco (già esiste, very baby boom :-))

Lucia (in sostituzione a Maria, comunque in odore di santità, o comunque di pulizia e schiettezza interiore)

Tommaso (per Mattia, T & M sempre lì, ma più scuro di capelli, stessa rotondità, non trovate?)

Barbara (meno accondiscendente di Milena, d'accordo, ma forse con delle asperità che potrebbero farci comodo)

Stefano (scusatemi, ma quel mirko con la k mi faceva tanto pretenzioso, non odiarmi, re lear)

Camilla (levigata come Monica, forse con più dolcezza).

mi fermo qui, già sono stata fin troppo indiscreta.

un ps per il fondatore: la decisione di iscrivermi è nata dalla lettura della passione che stai comunicando in questo club.

sei generoso, cerchi di formare e motivare, sollecitando in modo fattivo il lavoro di tutti.

penso che un simile vissuto vada solo premiato con gratitudine da una parte e con disponibiltà e lavoro dall'altra.

dedichi molte energie e tempo e regali molto di te, investi te stesso in modo appassionato.

ognuno di noi si chiede talvolta perchè è qui.

tu hai creato un progetto, dando consistenza più che reale alle ore investite scrivendo.

scevra da buonismo adulante:
grazie.

me_mela
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6 personaggi in cerca di autore (news)
[P/relear1/137/17.2.01]

Ben arrivati rockshell2k, me_mela e sandra_jo_it, debbo confessare che perfino un "duro" come me ha provato un po' di commozione nel leggere i messaggi di me_mela e saintloup: vedere dei personaggi che stanno nascendo attraverso le vostre descrizioni è il dono più bello che mi potevate fare, e al di là dei personaggi stessi, sapete bene il perché.

me_mela hai ragione, dare dei nomi provvisori che iniziano tutti per M(ovie) può ingenerare confusione, li ho dati così proprio in funzione della loro provvisorietà, volevo che anche i nomi definitivi nascessero da sensazioni ed esigenze collettive. Mi piacciono molto i nomi che hai scelto in alternativa (anche la k provvisoria aveva una ragion d'essere, la chat rappresenta un mondo quanto mai vario), ritengo importante che i nomi definitivi vengano calibrati in base a comuni riferimenti fisiognomici legati ai nomi stessi, al loro peso, alla loro forma e suono (fattori comunque non del tutto oggettivi in quanto soggetti alle esperienze infividuali di ciascuno).

Adunque ribattezziamo i nostri eroi come segue, augurandoci in tal modo di non creare ulteriore confusione:

1marco resta 1Marco

2maria diviene 2Lucia

3mattia diviene 3Tommaso

4milena diviene 4Barbara
(anche se penso che con due r pretenda sempre di stare sopra lei, ma forse appunto è solo apparenza);

5mirko potrebbe divenire 5Stefano, ma prima di un tale passo vorrei sentire cosa ne pensa saintloup, che ne ha ben descritto il profilo, consideriamo che con tale cambiamento avremmo una diversa iniziale per ogni nome e in un'assegnazione definitiva sarebbe un bene.

6monica diviene 6Camilla

La prima tentazione è stata quella di commentare ogni nuovo nome, non l'ho fatto perchè non voglio condizionare con miei parametri personali la creazione dei personaggi da parte di chi vorrà adottarli. La partenza è stata grande, bramo di leggere il seguito.

me_mela è vero, ancora non vedi lo scheletro, ma lascia che sia la storia a raccontarsi da se. Quando i personaggi saranno delineati, ognuno di essi avrà messo qualcosa di suo, e questo ci farà capire come ed in quale storia si andrà muovendo. Ogni passo illumina la strada al successivo, finché come uscendo da un bosco, si apre la radura, la visone dello spazio, del prato (non ricordo se c'è anche una villa). E' il sogno ricorrente di uno dei personaggi, non ne parla con nessuno, non so ancora se nel corso del film incontrerà davvero quel luogo o resterà descritto come un sogno nel quale il personaggio cerca le ragioni di un proprio disagio interiore, di una ricerca mai paga.

Una piccola annotazione: domani RFP avrà un mese di vita, malgrado la particolarità del nostro modo di parlare di cinema, su 42 club yahoo che trattano l'argomento, noi siamo il 3°. Grazie a tutti coloro che hanno aderito alla nostra proposta, il club sarà sempre più interessante in proporzione al vostro contributo, la vostra voce è alimento creativo.

Re Lear
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Barbara; Mirko
[P/relear1/139/17.2.01]

Belli e autentici questi due ritratti scritti da me_mela e saintloup, mi piacerebbe che fossero adottati da voi, che foste voi a seguirli anche nel delinearsi della trama, pure con assoluta apertura alle idee di tutti i soci.
Voi li avete sentiti e sapete come si comporterebbero in determinate circostanze.

Altra parte della mia risposta la trovate nel messaggio "6 personaggi in cerca di autore (news)".

Dopo aver descritto i personaggi ed i loro ambienti di vita inizieremo la costruzione della trama vera e propria e del dramma, inteso nell'accezione greca classica di "azione".

Spesso al termine drammatico viene attribuito il senso di tragicità della rappresentazione, mentre l'azione drammatica riguarda in toto ogni genere filmico o teatrale, dal tragico al comico.

Re Lear
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Conflitto esistenziale (e risposte)
[P/relear1/146/18.2.01]

Ben arrivati che_figata e confabio. Hei confabio, ci chiedi se puoi esserci utile? Tu sei manna dal cielo altro che! Anzi ne approfitto per fare un comunicato: amati soci, se avete esperienze professionali o amatoriali o semplici passioni in uno dei molti campi che interessano la produzione di un film, uscite dall'ombra del vostro punto di osservazione, e fatelo presente. Perché assieme alla costruzione del progetto, possa essere fatta una mappa delle risorse umane disposte a collaborare.
Prima era un po presto per parlarne, ma ora il numero dei soci comincia ad essere più serio, la domanda acquista un senso.

Ed ecco che mentre Barbara e Stefano stanno sempre più prendendo forma grazie ai loro creatori me_mela e saintloup, ottima l'idea dei loro nick, elibu adotta il personaggio Maria (o Lucia, ma è così importante che ogni personaggio cominci con una lettera diversa, specie se di sesso differente?). Lo dipinge con grande generosità; è bello vedere come ogni personaggio
sia differente dall'altro, così come noi che con i nostri punti in comune, siamo persone distinte, storie uniche e speciali.

Ultima annotazione: sbaglio o la mia follia sta diventando contagiosa? Leggo un filo di entusiasmo che sussulta negli interventi di questi giorni. Mi sento come il barone Von Frankenstine che dopo un attimo di smarrimento vede passare nella mano della sua creatura un fremito di vita, ma da dove avrà preso il cervello Igor-Marty Feldman? Come ha detto aaaagh l'importante è mantenere l'interesse vivo per tutta la durata del progetto ed è quello che cercheremo di fare.

Ho scoperto che la maestra di mio figlio, che si fa chiamare Bruna, in realtà si chiama Annamaria, non pensavo che ci fossero persone che adottano dei nick nella vita di tutti i giorni: dove finisce la rete, dov'è la realtà? La realtà non è in un luogo o in ciò che ci è dato di vedere, ma in quello che ci portiamo dentro. In rete ci sentiamo meno vincolati, per questo talvolta capita di essere più autentici in chat che nella vita di ogni giorno.
(Rifletto)

Non un film sulla realtà virtuale, ma sulla possibilità di incontrare gli altri e se stessi in rete.
Sarebbe interessante se uno o più personaggi andassero in crisi a causa dell'intensità della loro esperienza di chatters, che gli permette di capire alcuni errori fondamentali della propria vita e di metterne in discussione le scelte cardine. La soluzione del conflitto potrà essere un cambiamento di vita, o un rinnovato impegno a vivere bene ciò che si ha, il proprio presente.

Re Lear
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Re: Conflitto esistenziale (e risposte)
[P/me_mela/147/18.2.01]

yes yes, quando scrivevo che vita è il nostro mondo interno, quello intimo, poi quello che comunichiamo, poi quello che l'altro riceve, intendevo un concetto di realtà molto simile a quello che hai scritto tu, oggi.

la rete può essere banalmente (col machete, eh?) suddivisa tra chi dice la verità (o si sforza di farlo) e chi gioca, ricambia nick, entra, disturba, etc etc., sapete di che parlo.

laica da ogni giudizio, so che può far soffrire, so che può dare solidarietà oppure solitudine.

se me lo permetterai, potrei postare qui un messaggio con questo contenuto che ho scritto in un altro club, tempo fa, parla della rete e parla di cosa si sente.

avrei avuto una altra idea, che vi sottopongo.

Oggi ho incontrato saintloup via messenger, non avevamo mai parlato prima, ci si chiedeva su come far incontrare i personaggi, come farli interagire. pensavo che i dialoghi saranno la parte più divertente da creare.

allora mi è venuta una idea.

perchè non simulare una chat?

perchè non darci le identita dei nostri e provare a farla davvero una chat?

perchè non organizzarla, qui, nel club,

provare a vedere quantomeno che succede, oppure fare delle sessioni via messenger, da salvare e poi da tenere nel tuo pc, re lear, o da qualche parte (tipo aprire una valigetta a nome di rfp su yahoo...) o qualcosa su geocities, password condivisa.

ci sarebbe il rischio di qualche disturbatore che magari saccheggia, ma magari no...

insomma, re, io te la butto lì, poi vedi tu come la vuoi impostare, o come la vedete voi del club....

ma una volta che i nostri 6 saranno profilati, una qualche simulazione/dinamica dovrà essere messa in campo.

a meno che ognuno non inizi a descrivere la prima volta di stefano, barbara e altri, in chat...

insomma re, decidi tu, ma qui non riesco proprio a tenermi per me le idee... taglia, riprendi, manipola e sfrutta, nessuno si offende!

statemi bene. qui c'è un sole fantastico, l'inverno è finito, una bellezza!

me_mela
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Re: Conflitto esistenziale (e risposte)
[P/relear1/150/18.2.01]

Rieccomi, si l'idea di una chat dove far incontrare i nostri personaggi è davvero valida, tuttavia ritengo si possa attendere ancora qualche momento. Aspetterei di vedere schierati tutti e sei i personaggi, manca soltanto Camilla (se l'autore del profilo veste meglio un altro nome lo faccia presente), poi potremo programmare una serie di chattate che ci permetteranno di conoscere meglio i personaggi e come possono relazionarsi tra loro. Il tempo presente dovrà man mano lasciare spazio alle emozioni del passato, o anche del presente ma vissute in altri contesti. Intendo dire che se da
principio i personaggi chatteranno liberamente, poi attorno a loro andrà costruita una storia, anche delle storie d'amore, che non pretendo certo che si instaurino davvero tra chi guida i personaggi. Quindi sarà un lavorare sulle emozioni che abbiamo dentro, su quello che abbiamo vissuto, che stiamo vivendo o che avremmo voluto vivere. Questo tipo di esperienza, che ha adottato gli strumenti dello spicodramma, potrà forse significare per chi vi prenderà parte, un'esperienza emotiva forte, spero interessante. I miei interventi sui metodi di recitazione ecco che ora tornano utili: il vissuto di gioia e di dolore che ha dentro se ognuno di noi, viene trasposto in emozioni, anche di diverso genere, che l'autore-attore-personaggio si trova ad interpretare. Così recitare la storia di un personaggio, perchè sia storia vera, sentita, sarà ripercorrere le proprie emozioni, sublimarle, accettarle, renderle strumento creativo, riscattarle dal confino dei sentimenti interiori, per condividerne nell'opera l'intensità. Uno strumento che abbiamo dentro di noi grande come la nostra umanità, come la nostra passione per la vita.

Non so se questa magia accadrà, ma so che esiste la possibilità che accada, dipende dalla nostra capacità di coinvolgimento, dal nostro saper settare su off i duemila filtri che governano la nostra quotidianità.

Re Lear




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cinema
T - ANDREJ TARKOVSKIJ
30 marzo 2005

L'estasi del volo.
[T/relear3/2237/6.11.01]

Da ragazzo, all'imbrunire, trovavo il cimitero monumentale del Verano affascinante: statue, pitture, rampe di scale e gallerie simili a quelle di un castello... e poi lì certo non ci si sentiva soli. A volte portavo il mio notes di fogli bianchi e mi mettevo a disegnare i volti di quelle statue, a fianco di pittori dell'800 ecco ancora marmi del '700, poi uno splendido
Canova, espressione di vita e sensualità, trascendente dalla morte cui fa richiamo.

Accanto all'ingresso principale del cimitero c'è una basilica, che i romani più attempati ricordano perché durante la 2^ guerra mondiale fu centrata da una bomba che rimase inesplosa, la Basilica di San Lorenzo al Verano.

Ora, passando da un cancello laterale, posto tra la chiesa e il cimitero, si
accede nella penombra ad un vialetto, fino ad una porta sulla sinistra. Entrando, da quella porta e salendo un piano di scale, si arriva alla Sala Pio IX, di pertinenza della chiesa. Quivi, alle 20,45, avrà luogo una
rassegna di film che hanno il tema comune della vita, dell'espressione della vita attraverso l'animo umano.

I film in rassegna sono:
7 novembre 2001 – Andrej Rublev (A. Tarkovskij 1969)*
14 novembre 2001 - Milarepa (L. Cavani 1974)**
21 novembre 2001 – Il prigioniero del Caucaso (K. Plennik 1996)
5 dicembre 2001 - Sinfonia d'autunno (I. Bergman 1978)
15 dicembre 2001 - Il pranzo di Babette (G. Axel 1987)
9 gennaio 2002 - Cammina cammina (E. Olmi 1983)

* Di "Andrej Rublev" ci appare l'estasi del volo sciamanico, l'espressione del b/n, omaggio di Tarkovskij al maestro Ejzenstejn, il senso dell'inquadratura di tipo pittorico, il riferimento al pittore Teofane è quello delle prospettive geometriche che furono poi di Leon Battista Alberti.

** Se non erro il film fu presentato a Cannes. Lo yogin tibetano Milareta ci fa comprendere le valenze simboliche dell’iniziazione e dell’opera di demolizione e costruzione a essa necessariamente sottesa. Un "mandala" di
felicità tra le montagne innevate. Alla proiezione del 14/11 sarà probabilmente presente la stessa regista Cavani.

Ricapitolando, le date le trovate sopra, mentre l'indirizzo è:
Basilica di S.Lorenzo al Verano - Sala Pio IX - ore 20,45, Ingresso libero.
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Re: L'estasi del volo.
[T/holden56it/2238/7.11.01]

proposte per una prossima rassegna al cinema del Verano:
"Morte a Venezia" ( Visconti )
"Morte di un commesso viaggiatore" ( Miller )
"A morte Hollywood" ( Cecil B.Demented )
"Cronaca di una morte annunciata" ( Rosi )
"Mortacci" ( Citti )( ...tua! )

holden
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Re: L'estasi del volo.
[T/relear3/2239/7.11.01]

holden, molto divertente la lettura mortuaria della rassegna, mi ricorda un tuo vecchio intervento su titoli di film legati alle emozioni e letti in chiave disneiana.

Naturalmente con cordialità romana contraccambio i morti, secondo la migliore tradizione nostrana.

Re Lear

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Andrej Tarkovskij realismo e simbolismo.
[T/relear3/2278/15.11.01]

Ci sono stato, sisi, ci sono stato alla proiezione di Andrej Rublev, ometto il giudizio sull'introduzione al film, nota dolente per la cupa imperizia degli oratori riguardo lo strumento filmico, ma la selezione dei titoli è certo valida. Il film, in b/n in omaggio al maestro Sergej M. Ejzenstejn e di oltre tre ore, racconta in otto episodi le tappe dell’evoluzione artistica di uno dei maggiori pittori di icone del quattrocento, Andrei Rublev, vissuto tra il 1370 ed il 1430.
Qui il realismo della condizione della Russia del ‘400 si incontra con un continuo simbolismo filmico che richiama il forte simbolismo contenuto nelle
icone. Una per tutte, la scena iniziale del volo con un rudimentale pallone aerostatico, la gioia del volo in quota, la disperazione del rovinare sui campi. La dominante assoluta dell’immagine è il ritmo che esprime lo scorrere
del tempo nell’inquadratura, sia che la camera sia immobile, sia che segua con perfezione i personaggi.

Andrej Tarkovskij: "Il cinema è l’unica forma d’arte che proprio perché operante all’interno del concetto e dimensione di tempo, è in grado di riprodurre l’effettiva consistenza del tempo, l’essenza della realtà fissandola per sempre".

In varie occasioni Tarkovskij intervenendo ad alcuni dibattiti dopo la proiezione delle sue opere rimase perplesso di fronte alla richiesta di svelare i significati simbolici di certi elementi visivi come la pioggia, il
vento, l’acqua, il fuoco spesso presenti nella sua poetica filmica. Essi non rappresentano che ciò che sono, non simboleggiano nulla.

Il cinema di Tarkovskij è infatti per definizione realista, ma in quanto forma artistica che tende ad avvicinarsi alla verità: la verità su se stessi, la verità della vita di un singolo, di un volto, di un gesto… che tanto è più particolare e soggettiva, unica ed irripetibile, tanto è più universale,
vicina all’assoluto, all’infinito.

Un cinema di poesia nel senso di Poiesis: creazione, produzione di
conoscenza. In questo senso la sua produzione artistica lo avvicina ad altri grandi quali Bergman, Antonioni, Fellini, Bresson…

Il suo stile è basato sulle immagini, il ritmo, la presenza fisica degli attori come strumenti di narrazione più che sullo sviluppo narrativo
della vicenda: la cosiddetta "trama" si riduce a ben poca cosa nei suoi film.

Tarkovskij pone come scopo dell’arte la verità: "L’artista da una testimonianza sulla verità, sulla verità del mondo. L’artista deve essere
certo che egli e la sua creazione rispondono alla verità".

Andrei Tarkovskij (1932-1986) è figlio di un poeta assai apprezzato in Urss, si iscrive prima all’Istituto di Lingue Orientali dove studia l’arabo, ma presto abbandona gli studi per interessarsi alla scienza, si aggrega ad un
gruppo di scienziati per poi iscriversi a 22 anni al Centro sperimentale di cinematografia di Mosca. Qui si diploma presentando un mediometraggio narrativo, "Il rullo compressore ed il violino" (1960), che rivela
subito il temperamento anticonformista dell’autore. Il primo film è "L’infanzia di Ivan" (1962) per il quale ottiene il Leone d’oro alla Mostra di Venezia.

Regista dagli interessi poliedrici, ha esplorato modi espressivi e generi diversi, applicando al cinema sovietico le regole del realismo socialista mescolate con un forte approccio intimista.

Tra le opere più apprezzate "Solaris" e "Stalker" che al di là dall’essere
due ottimi films di fantascienza sono una delle più profonde riflessioni sulla coscienza dell’uomo, la memoria e la responsabilità orale.

Riconosciuto da tutti come poeta delle immagini, insignito di numerosi
premi e spesso nel mirino delle polemiche muore di cancro nel 1986.

Filmografia:
- Il rullo compressore e il violino (1960)
- L’infanzia di Ivan (1962)
- Andrei Rublev (1966)
- Solaris (1972)
- Lo specchio (1974)
- Stalker (1979)
- Nostalgia (1983)
- Sacrificio (1986)




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cinema
T - DANILO DONATI
30 marzo 2005

Danilo Donati, il rigore nell'osservare.
[T/relear3/2325/4.12.01]

Strano che per parlare del valore di certe persone spesso si debba aspettare il loro addio, ma certo è l'ultimo appello per mostrare gratitudine verso chi tutta una vita ha dedicato all'arte e al cinema. Così ecco che a scomparire dalle scene, le proprie scene romane, è ora lo scenografo Danilo Donati, che di questi tempi stava alvorando al "Pinocchio" di R.Benigni.

Nato nel 1926 a Suzzara, in provincia di Mantona, esordì nel 1954 a teatro, in un'opera, "La vestale", diretta da Luchino Visconti e interpretata da Maria Callas. Sempre con Visconti fece "La sonnambula", "La traviata", "Anna Bolena", "Il crogiuolo" di Arthur Miller, dove rievocando fedelmente i dipinti di Hals, Vermeer e Rembrandt, mise in evidenza le sue capacità ed il suo amore per le ricostruzioni colte.

Nel 1959 inizia a lavorare per il cinema, in "La grande guerra" di Monicelli. Pasolini lo volle per diversi film, da "Il Vangelo secondo Matteo" a "Decameron". Con Zeffirelli ideò le riduzioni shakespeariane, come l'"Amleto" del 1963 ed il "Romeo e Giulietta" con cui, nel 1969, ottenne il suo primo Oscar.<br>Con F.Fellini firmò le scenografie di "Satyricon", "Roma", "Amarcord", "Il Casanova", "L'intervista". E per Casanova, la notte del 28/3/1977, Danilo Donati ricevette il secondo Oscar.

Il suo era un talento completo, si dedicò anche alla pittura e alla letteratura, scrisse "Coprifuoco" che, nel giugno scorso, entrò nella cinquina finalista del premio Strega. Per la cronaca, era anche un abilissimo chef. Dopo aver realizzato "La vita è bella", era tornato a lavorare con Benigni nel "Pinocchio", una favola, per un uomo che mentre lavorava, non amava abbandonarsi alla fantasia.

L'8/11 scorso aveva detto: "Nella mia fiaba non ci saranno giostrine illuminate, ma la ricostruzione dell'Italia umbertina. Il mio sarà un film di grande impatto artigianale, con pochi effetti speciali. Non mi piacciono. Se
fosse per me, si chiamerebbero "difetti speciali"".

I funerali si svolgono questa mattina nella chiesa romana Regina Apostolorum, in via Ferrari. A due passi dalla sua casa, perché un uomo schivo come lui non avrebbe mai voluto nulla di diverso, lui, chiamato da molti, lo scenografo dei grandi.




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cinema
T - BEATLES & CINEMA
30 marzo 2005

Addio George
[T/saintloup_98/2324/30.11.01]

Grazie per i bei momenti passati insieme. In camera mia, in auto, alle feste. Sei sempre stato un chitarrista onesto e fantasioso, dotato di una bella voce. Non sei mai stato un grande della chitarra solista, i tuoi "riff" non sono passati alla storia. Ma tu sì.
Con Affetto
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Re: Addio George
[T/relear1/2325/1.12.01]

Un club di cinema può salutare George Harrison ricordando come l'inizio dei Beatles sia stato consacrato proprio da un film: "A Hard Day’s Night" (1964), primo film della storia a realizzare profitti prima di arrivare nelle sale, grazie alle vendite record della colonna sonora. George Harrison, Paul McCartney, John Lennon e Ringo Starr si avviavano a diventare il più grande
gruppo della storia del pop. "A Hard Day’s Night" è il frutto felice del loro incontro con il regista Richard Lester e con Alun Owen, firma d’oro della
sceneggiatura dell’epoca. Un gioiello, definito "il Citizen Kane dei film musicali", che può essere considerato l’atto di nascita della "beatlemania". Girato in bianco e nero, "A Hard Day’s Night" è l’irresistibile diario di una giornata "da Beatles".

Per capire meglio lo spirito del film è utile ricordare che il divismo pop era un fenomeno siuno ad allora sconosciuto. Lester era rimasto colpito nel vedere che il successo aveva trasformato la vita dei Beatles in una
claustrofobica routine fatta di giornate in albergo, macchine assediate, fughe continue dai fan impazziti. Il regista ebbe così l’intuizione felice che non fosse necessario inventare una storia o dei personaggi da interpretare: era sufficiente che i Beatles fossero loro stessi.

Il film è costruito come una frenetica serie di gag dove il bianco e
nero, scelto anche per motivi di budget, finisce per dare alle immagini un’aura da documentario che contrasta con il surrealismo alla Helzapoppin’ della storia.

Dai ricordi di Lester appare che, dei quattro, il più scrupoloso nel calarsi nel lavoro d’attore era George Harrison, che tra i 400 fan pagati tre sterline per fare il pubblico di uno show tv c’era un allora tredicenne Phil
Collins, che, nelle riprese in esterno, erano costretti a fermarsi al primo ciak per evitare l’assalto dei fan. Il film costò duecentomila sterline, in America, nella prima settimana, incassò 1.300.000 dollari. Ancora oggi è uno dei punti di riferimento della cinematografia e dell’iconografia pop. Eppure, la sera della prima, solo George Harrison restò in sala fino alla fine del film. John Lennon non perse mai occasione per dire che lui "quel film, proprio non lo sopportava". (tratto da un articolo di P.Biamonte)




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cinema
T - EMIR KUSTURICA
30 marzo 2005

Fare un film: Kusturica [T/relear1/30/24.1.01]
Comincerei con il sentire alcuni pareri autorevoli, per lei maestro Kusturica che cos'è fare un film?

K: "Il lavoro di un regista è la peggior specie di suicidio. E non tanto perché girare un film porta a consumare delle energie, quanto a liberarle: le energie che si possono donare ad un film sono enormi. Per come la concepisco io, fare un film è qualcosa di particolarmente impegnativo o stancante, è quasi una tortura, è un gesto militante e faticoso all'estremo. Io credo che un regista sia una specie di guida di un gruppo di matti e che può condurre questo gruppo solo se consuma sé stesso fino in fondo. E' un cammino infernale. Io non mi sono mai risparmiato."

"La prima cosa che non mi è stato facile capire è che un film altro non è se non la somma di tante piccolissime immagini messe in serie una dietro l'altra e nella quale esistono due possibilità estreme: una è quella di riprodurre la realtà in modo squisitamente meccanico, un'altra è quella di riproporla diversamente, ricreandola in un mondo fantastico (...). Ogni piccolo segmento deve provocare una vera emozione."

"Fare un film deve derivare da una necessità impellente che noi abbiamo. (...) Il modo migliore per iniziare è fare qualcosa direttamene legato ad una propria esperienza interiore. E questo perché fare un film è un'azione che scava dentro ..."

Grazie maestro, terremo a gran riguardo i suoi consigli.
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Super 8 Stories & Emir Kusturica
[T/relear1/897/1.5.01]

Mercoledì 2 maggio, alle ore 21,00, al Cinema Adriano di Roma, sala 4, anteprima di Super 8 Stories, saranno presenti il regista Emir Kusturica e la sua band, si consiglia la prenotazione.
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da Griffith a Kusturica I
[T/relear1/2018/6.10.01]

Perché seguire l'animo di un autore? Perché apprezzare la sua mano, il suo modo di fare, di essere cinema?
David Wark Griffith ci dice: "Ci sono due categorie di appassionati di cinema; gli irrazionali, che adorano il divo, e i razionali, che sono interessati soltanto ai film di livello artistico, conosciuti non per gli
attori, al di là del loro valido contributo, ma per il regista."

Il cinema è qualcosa che oltre alle emozioni, esprime anche opinioni, pensieri, concetti politici (affermare di non occuparsi di politica vuol dire ammettere di non avere pensieri su quanto accade, si può essere apartitico, ma non apolitico)che attraverso le emozioni danno una loro lettura della storia.

In tempi di irrazionali schieramenti religiosi, che sono paglia gettata sul fuoco dell'odio, mi viene in mente il ruolo culturale del cinema.

Di un regista musulmano ho già molto parlato, è Emir Kusturica, regista
jugoslavo di origini serbe(Bosnia, 1945), che ha già potuto leggere i conflitti interni del suo paese, fino allo smembramento delle diverse culture, alla divisione delle etnie e delle religioni.

Originale ed indipendente è considerato una vera novità cinematografica di questi ultimi anni. Senza dubbio una complessa personalità dallo spirito libero, merita un'attenzione particolare soprattutto per la stupenda e originalissima fotografia presente nelle opere che ha diretto. In particolar modo, di "Underground", resterà negli annali del cinema l'immagine del piazzale distrutto dalla guerra e, tra le macerie, soltanto un crocifisso in legno con il corpo di Gesù Cristo rovesciato, schiodato dalle mani e tenuto
dal chiodo dei piedi, come dire che Dio resiste a qualsiasi cosa ma con difficoltà: la guerra mette a dura prova la religione. Immagini di pochi secondi che per intuizione, staticità e immediatezza di comprensione, bastano
a illuminare Kusturica come uno dei più grandi cineasti del nostro tempo. Dopo aver abbandonato una promettente carriera di calciatore, studia quattro anni di cinema all'Accademia di Milos Forman di Praga; ritornato successivamente alla sua Sarajevo, lavora per la tv e realizza due film ("Arrivano le spose", 1979; "Caffè Titanic", 1980). Entra nel mondo delle sale cinematografiche con l'incredibile doppietta di:"Ti ricordi di Dolly Bell?", Leone d'Oro a Venezia per la miglior opera prima e "Papà è in viaggio
d'affari", Palma d'Oro a Cannes. Sfruttando l'amicizia con Milos Forman e con l'apporto di capitali americani per la produzione, gira nel suo paese: "Il tempo dei gitani", premio per la miglior regia a Cannes. Per questo film dalla stupefacente improvvisazione registica, degna del miglior Wim Wenders di "Lisbon Story", per descrivere in maniera realistica il popolo gitano sceglie, come attori, veri Rom completamente analfabeti non in grado di firmare neanche il contratto; si iscrive ad una squadra di calcio in un quartiere di cinquantamila zingari per comprendere a fondo il modo di
vivere; ha quindi improvvisato per ben due terzi delle riprese.

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da Griffith a Kusturica II
[T/relear1/2019/6.10.01]

Trasferitosi a New York insegna cinema alla Columbia University (aveva già insegnato all'Accademia di Arte Drammatica di Sarajevo). Dopo due anni e
mezzo realizza il suo film americano: "Arizona Dream", Orso d'Argento e premio speciale della giuria al Festival di Berlino; pellicola di rara bellezza poetica e onirica che abbraccia incredibilmente tutti i generi del
cinema americano di cui il regista mostra di conoscere perfettamente e compiutamente tutti gli archetipi; Kusturica è autore indiscutibilmente europeo ma, intelligentemente, con produzione americana. "Underground", tre ore e dieci di durata, è di nuovo Palma d'Oro a Cannes dieci anni dopo quella per "Papà è in viaggio d'affari". Di fattura straordinaria fu criticato aspramente per essere stato girato anche a Belgrado e con alcuni finanziamenti serbi; in realtà non è un film di parte, ma, a detta di alcuni, l'argomento della guerra nei Balcani, non può essere trattata indifferentemente da nessun regista "jugoslavo".<br>Del recente "Super8 Stories" ho già molto parlato, nonché della lettura del regista degli eventi che hanno interessato gravemente il suo paese.<br><br>Un'altra particolarità di Emir Kusturica è la sua carriera: tra le più premiate in assoluto fin dagli esordi.
Infatti già il suo primo cortometraggio, saggio dell'Accademia del Cinema di Praga "Guernica" del 1977, è primo premio al Festival di Karlovy-Vary in Cecoslovacchia e, il secondo film per la tv, "Caffè Titanic", vince il
festival della televisione jugoslava di Portorose. Deve la sua fortuna anche alla condizione politica della Bosnia che, pur investendo pochi soldi per produrre film, in realtà li aveva tutti in cassa per la carenza di registi in grado di spenderli; Kusturica fu il primo dopo almeno quindici anni a tornare in patria con un diploma dell'Accademia del Cinema e a proporre un'opera prima interessante. Già ad inizio carriera, ha potuto contare su produzioni che gran parte dei suoi colleghi, anche americani, non hanno potuto avere. "Poco dopo aver visto "Senso" di Luchino Visconti, un altro film mi ha sconvolto: "La Strada" di Federico Fellini. Lì ho fatto il mio ingresso magico nel mondo del cinema". Questa dichiarazione d'intenti di Emir Kusturica ben chiarisce perché il cineasta jugoslavo realizzi opere dalla regia sempre ricca di fantasie, finezze ed humour. Storie inoltre sempre "allegramente" assurde come si manifestano, peraltro fantasticamente, in "Gatto nero, gatto bianco", Leone d'Argento alla Mostra di Venezia nel 1998. Stracolmo di continue invenzioni, racconta della travolgente vitalità di una comunità di zingari; il tocco surreale ma poetico si realizza attraverso una straripante storia interpretata, ancora una volta, da veri Rom. Oggi Kusturica vive in Francia l'unico paese, secondo lui, in grado di amare il cinema.
Suona spesso con il suo gruppo rock (passato di recente anche in Italia) con il quale ha registrato due dischi.

Re Lear




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cinema
T - MARTY FELDMAN
27 marzo 2005

Cenni sul nostro patrono MF
[T/relear1/26/23.1.01].

Marty Feldman nasce il 7/8/33 a Londra, ed il suo umorismo si legge già nelle prime commedie che scrive per la TV inglese nel 1950, diventando conosciuto in diverse serie televisive, compresa Marty del 1968, in GB, e Dean Martin Presents the Golddiggers del 1970, negli USA. Celebrità universale gli venne con Young Frankenstein del 1974 e Silent Movie del 1976. Morì per un attacco cardiaco nel Nuovo Messico il 12/2/1982.
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[T/holden56it/1852/8.9.01]

ehi che fine ha fatto marty ??? ARRIDATECELOOOOOO!!!!!!!
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[T/relear1/1853/8.9.01]

Hei, non immaginavo tanta divozione nei confronti del nostro santo patrono. Avevo messo l'immagine del fonico di Lisbon Story perché simboleggiava il mio stare in ascolto, nei confronti degli influssi creativi emanati dal club, ma in questo momento anche in ascolto della vita in generale, di quello che ha da dirmi. Ma, come dire, a furor di popolo, ecco che l'effige dell'amato Marty torna a tutto campo nel nostro vessillo.
Re Lear




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cinema
T - FESTIVAL & CORTI
27 marzo 2005

ITACA e i ToniCorti
[T/relear1/840/24.4.01]

E' aperta la raccolta del materiale video per la V edizione della rassegna ToniCorti, inserita quest'anno nel I ITACA - Festival delle produzioni artistiche indipendenti, organizzato dall'Associazione Culturale toniCorti e dal Teatro Popolare di Ricerca in collaborazione con il Centro Universitario Cinematografico di Padova.

Il festival si terrà a Padova dal 31 agosto al 8 settembre 2001.

La rassegna toniCorti si pone da 5 anni l’obiettivo di documentare la produzione del video indipendente italiano, nonché di incoraggiare la collaborazione tra gli autori, organizzando incontri e incentivando la partecipazione diretta dei registi alla rassegna stessa. Il festival toniCorti è una delle poche rassegne italiane del settore che ospita
gratuitamente gli autori.

Da quest'anno l'interazione artistica sarà più ampia grazie all'inserimento della programmazione video in una serie di eventi multimediali che interessano artisti italiani e stranieri di teatro, cinema, arti figurative e musica.

La rassegna è suddivisa quest'anno in 2 sezioni:
- toniCorti: rassegna del cortometraggio italiano indipendente di fiction e documentaristico
- toniTema: "Arte, Culture, Confini",confronto e interazione tra vari linguaggi artistici ospitati al festival. toniCorti organizzerà all'interno di questo contesto una rassegna di
corti e documentari collegati al tema.
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RIFF 27/3/01
[T/relear1/521/21.3.01]

COMUNICATO STAMPA ROMA INDEPENDENT FILM FESTIVAL 27 marzo 2001 PASQUINO MULTISCREEN P.zza S. Egidio 10 (Trastevere) Tel. 06-58333310 PROGRAMMA DELLE PROIEZIONI QUOTA ASSOCIATIVA £ 10.000 (inclusa 1 birra ed una bruschetta)
Ore 20:00 AMAMI di Guglielmo Zanette Italia 2000
Cortometraggio 27’ (Primo premio al Santa Monica film festival) (Selezionato per i David di Donatello)
Ore 20:30 WHAT HAPPENS TO THE LAST COMMUNIST di Giovanni Morricone Anteprima europea Italia 2000 Cortometraggio 20’
Ore 21:00 LAVA (v.o.) di Joe Tucker Anteprima italiana U.K. 2000 Lungometraggio 95’ Ore 22:45 RISTORANTE PUB PASQUINO Proiezione di video-clip musicali in competizione per il RIFF AWARDS 2002 verrà offerta una birra con bruschetta sconto 20% ristorante e pub per gli associati al Riff

Remember RIFF [T/relear1/561/26.3.01]
Nel 2034 canterà Have things, grande Bob. Allora ragazzi, rinfresco la memoria per chi è di Roma: domani sera (27/03/2001 dalle ore 20:00) a Trastevere c'è Roma Indipendent Film Festival, due corti ed un lungo (messaggio 521 per dettagli), quota associativa diecimila, comprensiva di birra e bruschetta. Cinema Pasquino, P.zza Egidio 10. Ci vediamo lì? Io ci vado, se vi va possiamo darci appuntamento alle 19,00 di fronte al cinema. Per chi arrivasse dopo ricordo che c'è da fare una tessera, quindi non conviene arrivare oltre le 19,30 se non si vuole perdere il primo corto. Come mi riconoscete? Uhmmm, fiore all'occhiello, un classico del cinema. Riassumo, ci si vede domani alle 19,00 di fronte al cinema Pasquino, P.zza S.Egidio 10 (Trastevere), io sono quel matto con il fiore all'occhiello ;)
Re Lear
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RIFF Report 1
[T/relear1/588/27.3.01]

Eccomi appena rientrato a casa dal Roma Indipendent Film Festival e come un giornalista butto giù in fretta il pezzo per darlo alle macchine. Mi trovo in macchina, ritardo, azz, ci tenevo ad arrivare puntuale, che traffico sul lungotevere, stanno tutti venendo a vedere la rassegna? Mi chiama babi "dove sei? io sono davanti al cinema", io "io sono in macchina, ritardo, traffico, 'rivo subito", lei "ok ti aspetto".<br>In queste situazioni mi vengono in mente tutte le scuse che dice John Belushi alla ragazza in The blues brothers: "non è colpa mia, c'è stato di tutto, il terremoto, le cavallette...". Trovo parcheggio a culo (per citare ross) e corro per piazza Santa Maria in Trastevere adocchiando i fiori sui tavoli dei ristorantini, ne devo fregare uno, non ho avuto tempo di comprarlo... il fiore da mettere all'occhiello per essere riconosciuto. Sono quasi arrivato quando mi si para davanti una similzingara con mazzo di rose ed espressione torta di dolore, secondo antico copione. Le sorrido e prendo una rosa rossa, me la infilo con tutto il lungo stelo in una tasca e mi paro davanti al cinema. Babi è una bella donna, sguardo intelligente e aperto, fare un poco contenuto ma cordiale, se fossero rimasti dubbi, tipo completamente diverso dal suo personaggio Camilla, di cui mirabilmente è artefice. Aspettiamo un po' che arrivino "tutti gli altri", finché ci rendiamo conto che la rappresentanza di RFP siamo solo noi due. babi "ma chi ti aveva detto che sarebbe venuto?", re "mha veramente tizio mi aveva detto che forse sarebbe venuto, caia mi hai detto tu che avevi letto che sarebbe venuta".
Fare il biglietto è già un problema, per la rassegna non c'è biglietto ma un tesserino, arriva un ragazzo simpatico che si presenta come direttore, senza specificare il tipo di direzione (della rassegna, del corto, della fotografia, della produzione, ecc.), provvede lui a fare cassa. Prendiamo posto in sala, il primo film inizia con 15 min di ritardo ed in sala siamo circa 15 persone. Alla fine del primo corto faccio per fare dei commenti, poi osservando meglio le facce dei presenti mi rendo conto che a parte noi ed un'altro tizio invitato, gli spettatori sono lo staff del film, regista, attori principali e quant'altro. >Difatti del secondo corto meno gli importava e qualcuno
si è defilato preferendo la bruschetta al film, ma arrivati al lungometraggio l'ecatombe è stata totale... eravamo presenti noi due e altre 4-5 persone.
segue

RIFF Report 2
[T/relear1/589/27.3.01]
segue

Ma arriviamo ai film:Amami di Guglielmo Zanette, 27', è un film visionario, con un simbolismo esasperato e gratuito (per dirlo io), fatto con buona tecnica, a parte qualche errore sintattico, comunque interessante da vedere. Lo staff in sala era quello di tale film, primo premio al Santa Monica film festival e selezionato per il David di Donatello. Il secondo film è What happenes to the last communist di Giovanni Morricone (disceso di Ennio di cui è il commento musicale?), 20', un film ben fatto, privo di sbavature, giocato con intelligenza sfruttando l'espressività del protagonista ed un buon gioco di inquadrature. Quella di stasera è l'anteprima europea, forse quel tizio solo è il regista? Davvero un film che merita. Terzo film della rassegna Lava, di Joe Tucker, 95', con alcune buone idee, alcune prese da altrove, come il punto di vista interno al forno a microonde, la camera a mano stile Parkinson o video rap dedicata solo a due personaggi, per gli altri mano ferma e movimenti più tradizionali, canonici come l'uso del fish eye per esprimere l'effetto del pippare coca. Tre storie parallele che si incontrano, due gruppi di malavitosi ed una casa di disabili in autogestione alla Million dollars hotel. Il risultato è un film alla Harry pioggia di sangue (Moretti ti voglio bene) dove agli schizzi di sangue sui muri è data più importanza del sovuto. Un film con dei pregi, il principale è quello che quando alla fine dei primo tempo ci siamo dileguati, in sala non c'èrano più di due persone.
Colti da fame mostruosa abbiamo apprezzato bruschette e birra compresi nel prezzo, un momento per scambiare finalmente due chiacchiere e parlare di una passione comune, Movie!
Riflessione: ok che noi in tutto eravamo solo due, più preoccupante il fatto che tutti gli altri spettatori fossero coloro che il film lo avevano fatto, ancor più che finita la loro parte si sono dileguati e che della rassegna, a quanto pare, importava ben poco agli stessi organizzatori. E mentre per le viuzze di Trastevere i turisti guardavano le bancarelle, io e babi tornavamo alle nostre case contenti per la bella serata, che tanto ci ha ricordato gli anni in cui bazzicavamo assiduamente i cineclub romani. Peccato per chi non è intervenuto, sarà per la prossima...
Re Lear
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RIFF SERIES & AWARDS 2002
[T/relear1/835/23.4.01]
24 aprile 2001 PASQUINO MULTISCREEN P.zza S. Egidio 10 (Trastevere)
PROGRAMMA DELLE PROIEZIONI
Sala 1
Ore 20:00 FUORI CONCORSO LA SINDROME ESSENZIALE (Italiano con sottotitoli in
Inglese) di Piero Paracchini Cortometraggio 60'
Ore 21:00 MOOSH (Israeliano con sottotitoli in Inglese) di Erez Tadmory Cortometraggio 28'
Ore 21:30 THE SACRED LAND (Tzeltal e Spagnolo con sottotitoli in Inglese) By Chiapas Media Project - Anteprima europea - Documentario 20'
Ore 21:50 SYNERGY - VISION OF VIBE (v.o.) By Hiqi Media - Anteprima europea >Video-clip 57'
CONTRIBUTO ASSOCIATIVO £ 10.000 (incluse birra e bruschetta)
RIFF e' una organizzazione no-profit

Ancora RIFF - AWARDS 2002
[T/relear1/1121/21.5.01] ROMA INDEPENDENT FILM FESTIVAL - RIFF SERIES &
AWARDS 2002
Con il Patrocinio della Provincia di Roma - Assessorato Turismo e Spettacolo
29 MAGGIO 2001 (vota il tuo film preferito)
PASQUINO MULTISCREEN - P.zza S. Egidio 10 (Trastevere) Tel. 06-58333310
PROGRAMMA DELLE PROIEZIONI
Sala 2 - ore 20:00 La Contessa - Premiato miglior corto al LAIFA maggio 2001, 25:00 min by Alessandra Fornari
ore 20:30 Italian Premiere The hanged dog tree, Belgium 14:00 min by: Oliver Van Malderghem
ore 21:00 European Premiere Falling Like This - Golden Starfish winner at the 2000 Hamptons Film Festival USA 97 min by: Dani Minnik
Un film in un certo senso erede del genere "gioventù bruciata" che punta sulla possibilità di trovare dei momenti di intensa poeticità nell'agire sconclusionato degli esseri umani, un film giovane, spontaneo e senza la pretesa di spiegare perché accadono determinate cose. Macchina a mano in stile documentaristico. La regia non vuole costruire un teorema ma semplicemente mostrarci una fetta di realtà.




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cinema
T - OSCAR, DAVID, MORETTI & C.
26 marzo 2005

Aridatece Oscar [T/relear1/558/26.3.01]

Una notte prevedibile quella degli oscar, se non nella quantità procapite di oscar, almeno nei soggetti beneficiari, una notte da leoni e da tigri.
La parte del leone l'ha fatta Traffic, che ha visto dare la miglior regia a Steven Sodebergh, ha ottenuto inoltre la migliore sceneggiatura non originale, il miglior montaggio, ed ha visto quale miglior attore non protagonista Benicio Del Toro.
A domare il leone ci ha pensato il gladiatore a cui è andato il titolo prestigioso del miglior film, oltre a quello di miglior attore protagonista assegnato a Russel Crowe.
La Tigre e il dragone, per restare nell'arena, ha ottenuto il riconoscimento quale miglior film straniero e per la miglior fotografia (anche poco per un film di tanto equilibrio).
La migliore attrice protagonista va alla davvero brava Julia Roberts per Erin Brokovich, la migliore sceneggiatura originale va ad Almost famous, la migliore attrice non protagonista è Marcia Gay Harden per Pollock, la miglior canzone è Things have changed di Bob Dylan (w i vecchietti come noi) per Wonder boys.
Questo è tutto, caffè caldo e biscotti al miele.
Ah dimenticavo, oscar per l'entusiasmo a RFP, l'unico oscar che quest'anno l'Italia sia riuscita a portarsi a casa. ;)

Re Lear
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Moretti, passione, libertà creativa [T/relear1/765/14.4.01]

Di Sophie Vigliar si riconoscono solo i capelli scuri e il suo sorriso. Libri di scuola, un registratore, un po' di disordine... una foto di Sophie: pantaloni stretti, top corto, l'espressione un po' timida. Ci fa piacere che questa sia la prima intervista che Sophie rilascia, sono certa che ne seguiranno molte altre in futuro, Sophie ha preso parte al film "La stanza del figlio"
Nanni Moretti è ritenuto molto esigente sul lavoro, soprattutto nei confronti degli attori, e Sophie lo conferma, sicuramente è "esigente, preciso, determinato persino duro, fa sempre ripetere le scene fino quando non sono esattamente come le vuole lui, ma è anche un vero artista, meraviglioso e simpatico, persino divertente".
Gerdis Thiede (Goethe Institute of Rome).

Nel film La stanza del figlio, distribuito in 70 copie, non manca l'elemento autobiografico. Il regista spiegando i molti problemi che hanno fatto sì che la lavorazione del film sia durata circa 3 anni ha detto: ''E' vero poi che sono lento perche' mi piace fare le cose bene. Sono un perfezionista, ma comunque non e' vero, come dice Stefano Accorsi, che gli ho fatto ripetere una scena 70 volte. Ho controllato erano solo 17''. Sulla 'blindatura' del film si difende: ''non lo faccio apposta, ma non voglio raccontare prima quello che faro' anche perche' spesso cambio idea. (Vd intervista a Fellini relear) Non e' comunque una strategia, ma in caso solo il fatto che mi metto dalla parte dello spettatore. A me, ad esempio, piace andare al cinema senza sapere nulla di quello che vedrò''... E infine sul futuro: ''per ora non penso a nulla. So solo che farò per la Rai 8 documentari diaristici su personaggi del 900''. E ripete: ''un film così è difficile da lasciare alle spalle''. Il Trovatore.
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David di Donatello [T/relear1/739/11.4.01]

Ieri sera è stata la volta dell'"Oscar" italiano, il David di Donatello

David di Donatello condotto da un Chiambretti autoironico, dei cui gigionismi siamo ormai avvezzi. Bello vedere un grande Tonino Delli Colli aggirarsi sul palco con autenticità romana, come stesse incontrando degli amici a Trastevere, Testaccio, o più propriamente Cinecittà. Un Martin Scorsese innamorato dell'Italia e della professionalità artigiana di una Cinecittà contrapposta ad Hollywood, una bella pubblicità per il made in Italy e per un cinema, quello italiano, che sta vivendo decisamente un momento di grazia. Che sia la rinascita di cui da sempre di parla?

I premi secondo pronostici sono andati ai tre preferiti: "La stanza del figlio", "L'ultimo bacio" e "I Cento Passi", Moretti, Muccino e Marco Tullio Giordana vincono praticamente tutto. Al primo va il premio per il miglior film, al secondo la statuetta per la regia e a al film di Marco Tullio Giordana tre riconoscimenti pesanti: attore protagonista, non protagonista e anche la sceneggiatura firmata da Claudio Fava, Monica Zappelli, Marco Tullio Giordana.

Il David alla pellicola straniera viene consegnato al film favorito: "Il gusto degli altri" della francese Agnès Jaoui che batte i concorrenti "Billy Elliot" e "Chocolat". Unici delusi Stefano Accorsi, candidato al titolo di miglior attore protagonista e sconfitto dall'esordiente Luigi Lo Cascio di una strepitosa interpretazione ne "I cento passi". E Silvio Oralndo che con una lunga carriera al suo attivo non è riuscito ad aggiudicarsi nemmeno il titolo di interprete maschile non protagonista.

Soddisfazione per Alex Infascelli, regista di "Almost blue" dal libro di Carlo Lucarelli, un film che non ha avuto grandi incassi ma che gli fa vincere il titolo di miglior regista esordiente. Tra gli altri premi assegnati: attrice protagonista Laura Morante, bravissima nella "Stanza del figlio"; attrice non protagonista Stefania Sandrelli nell'"Ultimo bacio"; attore non protagonista Tony Sperandeo, anche lui ne "I cento passi"; Domenico Procacci, miglior produttore per "L'ultimo bacio"; Lajos Koltai, migliore fotografia per "Malena"; Nicola Piovani, migliore musica per "La stanza del figlio"; Elisabetta Montaldo, migliore costumista per "I cento passi"; Claudio Di Mauro, miglior montatore per "L'ultimo bacio"; Luciano Ricceri, migliore scenografo per "Concorrenza sleale"; Gaetano Carito, miglior fonico di presa diretta per "Malena"; "I cento passi", prodotto da Fabrizio Mosca per la Titti Film (David Scuola).
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Festival Cine: le date [T/relear1/774/18.4.01]

19/04-25/04 Festival del Cinema Gay & Lesbico - Torino
20/04-28/04 Far East Film Festival - Udine
20/04-29/04 Schermi d'Amore - Verona
27/04-5/054 Festival Internazionale della Montagna - Trento
7/04-22/04 Int'l Film Fest of Uruguayl - Montevideo
20/04-26/04 Bermuda Film Festival - Bermuda
23/03-2/04 East Lansing Film Festival- East Lansing
27/04-30/04 Angelcity Int'l Film & Music Market - Hollywood
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Re: Festival Cine: le date [T/relear1/775/18.4.01]

un vero peccato che quello delle bermude sia già passato... avevo sentito grandi cose, forse era il caso di organizzare un charter, ma tanté!!
buona giornata.
me
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Danzando nella propria esistenza [T/relear1/776/18.4.01]

Dancer in the dark: Il contrasto tra la tragicità della storia ed il musical, con sorrisi, luci, riprese coreografiche, che stridono con l'inappellabilità del destino umano. "Ho visto tutto, e che altro c'è da vedere?", mi affascina il punto di vista dei personaggi nella tradizione cinematografica, la parte, il taglio professionale o l'handicap che portano ad un modo di vedere o di sentire, come se la camera puntata sull'esistenza umana si chiudesse su di un dettaglio facendone leggere il senso profondo. Ho visto (finalmente) anche Il miglio verde, stupendo, eppure nel confronto, la mia predilezione è sempre per un cinema europeo, dove i contorni umani sono più autentici, meno Cocoon (vera e grande la Bjork legata sulla tavola
prima dell'impiccagione; la secondina, dipinta come buona ma non favolistica), W il cinema made in Europe.

Grande il cinema italiano che vediamo in queste stagioni, ma anche quello francese si difende bene, Il gusto delgli altri, quasi un Pane e tulipani francese, sobrio e piacevolissimo, ironico, piace in quanto ci si riconosce facilmente, nelle storie d'amore, nei contrasti della vita, nel desiderio di piacere agli altri, che a volte neppure si accorgono dei nostri cambiamenti. E' la realtà di teatro, recitare qualcosa che piaccia al pubblico, che segua il suo gusto, ma è anche realtà di vita, ognuno paga l'altro con la stessa moneta, cambia per essere accettato, ma non vede i cambiamenti degli altri. Un gioiellino molto apprezzato in Francia, da noi il successo è stato minore, anche se un David (miglior film straniero) ne ha riconosciuto gli indiscussi meriti. Guardo, imparo, penso... :-)

Re Lear




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cinema
T - CINEMA ITALIANO E TREND POSITIVO
25 marzo 2005

Frammenti [T/saintloup_98/102/9.2.01]

Mi pareva di aver colto nel cinema italiano un nuovo trend : i personaggi "crescono". Li sorprendi all'inizio del film disorientati e a disagio, poi man mano che il film evolve i protagonisti acquistano spessore diventano consapevoli del loro "sè", rifiutano i compromessi e scelgono.....Il cambiamento è avvenuto senza lacerazioni o senza vincite milionarie. Nulla di travolgente.
Semplicemente, il quotidiano vissuto in un modo diverso, le piccole cose che pensavi non esistessero e che sono ora a portata di mano, attuano la trasformazione se le sai cogliere. Basta una conoscenza inusuale, una situazione diversa, un'atmosfera diversa per compiere il miracolo. La commedia minimalista si sofferma sul quotidiano.
Presta attenzione ai gesti comuni, alle parole dette e non dette, alla complicità di una idea condivisa.
Tutti insomma, diventano un pò complici ( a loro insaputa) e tutti vedono nell'altro il riflesso della propria realizzazione. Il film a cui faccio riferimento è Pane e Tulipani (forse potrei azzardare anche "La Lingua del Santo"). Più aperto il primo un pò più dolente l'altro. Film non perfetti, ovvio, ma gradevoli, non gridati ma sussurrati. Personaggi che vorresti avere come amici nella vita reale, personaggi che, alla fine del film un pò invidi, perchè non dando nulla per scontato sanno ancora stupirsi. Non ho visto altri film così strutturati; il filone si è già esaurito?
Anche Altman si era accorto come "il frammento" la "scheggia" di vita, alla quale diamo spesso un calcio, possa brillare se raccolta e colpita da una certa luce.In "Short Cuts" (America Oggi) aveva cucito i racconti minimalisti di Raymond Carver dando loro continuità e credibilità...ma Altman è altra cosa.
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Fare cinema italiano [T/relear1/103/9.2.01]

saintloup ci parla del rigore stilistico e delice ci propone una love story in chat, alla "c'è posta per te", laura_berlin trova buona l'idea di un film nel film, e si accomodano nel club chalibano, stecacciat, gwen, cavaliere e alexis ai quali diamo il benvenuto.

Forza forza, ancora idee, ancora commenti, voglio che la conversazione si infiammi :)

Confrontarsi con il cinema americano significa mediare un modo di fare cinema completamente diverso da quello italiano. Lo stesso sarebbe, anche se con la condivisione di una cultura europea, rileggere lo stile inglese o quello tedesco. Il cinema italiano deve mantenere una sua identità, anzi, a detta di molti, deve trovare una sua identità. Sono contrario con quegli esterofili che disprezzano a priori tutto ciò che è "made in casa mia", ma non vi è ombra di dubbio che un senso critico e una visione oggettiva della propria realtà è la base per qualsiasi tipo di lavoro.

Esiste sicuramente un pregiudizio da parte del pubblico italiano verso il cinema italiano.
E' un pregiudizio forte ed evidente (non ci preferiscono solo il cinema americano, ma anche quello cinese e iraniano), che negli ultimi anni si è andato rafforzando.
E' un pregiudizio ben motivato, che nasce da vent'anni di delusioni.

Il pubblico è un "animale pazzo" che cambia velocemente e in continuazione. Film di generi diversi hanno successo o insuccesso senza che ci sia una regola specifica.
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Il limite delle storie [T/relear1/104/9.2.01]

Il limite fondamentale del prodotto italiano sta nelle storie. A parte splendide eccezioni, come "Pane e tulipani" citato dal nostro amico saintloup, le storie raccontate nei nostri film sono minimaliste, intimiste, provinciali, locali, talvolta troppo ideologiche, a volte deboli. Questo limite diventa gravissimo se si considera che la storia, in un film, è l'elemento decisivo.
La debolezza delle nostre storie nasce dalla scarsa originalita dell'idea centrale, ma è alimentata dal lavoro insufficiente su soggetto, trattamento e, soprattutto, sceneggiatura. Insomma: non ci sono buone idee e non si lavora abbastanza, in fase di trattamento e sceneggiatura, sulla storia. Scrivere bene una storia significa invece svilupparla, articolarla, darle una struttura forte e coerente.
Quali i motivi? Intanto la mancanza di talenti. C'è stata, fino alla fine degli anni Ottanta, un'assoluta assenza di ricambio dei talenti.
Dalla seconda metà degli anni Novanta è iniziata una certa ripresa, ma siamo ancora lontani dagli anni d'oro del nostro cinema. Il secondo motivo è la mancanza di contenuti. Non si investe nella scrittura. Non c'è una ricerca accurata della storia, che possa essere avvincente, profonda, intrigante, originale.




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