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Il PD e la terza fase

Il Partito democratico è in piedi, scrive Pierlugi Bersani, osservando che bisogna evitare che l'elettorato del centrosinistra si disaffezioni.

Le parole sono importanti, come direbbe Nanni Moretti. Ve lo ricordate? Additò i problemi della sinistra, vi furono i girotondini (ante Grillum) ottenne un dialogo fittizio e tutto continuò ad andare sempre più a rotoli. Già da allora il problema era il vertice del partito, un problema mai affrontato in modo serio che ci ha portati dove siamo ora.
Ma di cosa parliamo? Stiamo in piedi? Più che altro stiamo proni (la terza fase di Luttazzi).
Dicevo... le parole son importanti: gli elettori del centrosinistra non sono "disaffezionati", ma sono "infuriati come delle bestie", capire questo distinguo lessicale è fondamentale per la conservazione del partito. Il secondo passo è capire perché sono infuriati come delle bestie. Perché:
1) Da troppo tempo i vertici si sono staccati dalla realtà della base, perfino un forum di confronto come questo è finto, viene fatto solo per fare contenta la gente, per farla sfogare, perché la Lega sentendo la gente ha preso voti. Perfino Berlusconi l'ha capito e si è lanciato nell'ennesima sfida mediatica su Facebook. Ma è tutto bluff, dall'una e dall'altra parte. A nessuno interessa sapere cosa pensa la base, interessano solo i voti, il potere. E questo modo falso di pensare è la tomba della sinistra, le occasioni non sono mancate, tutte perse. Oggi l'operaio vota la Lega o Fini, l'unico che fa ancora discorsi di sinistra, e che se Berlusconi cadrà in disgrazia, prenderà voti da tutti i fronti.
2) Con la caduta del comunismo c'è stato il falò degli idealismi e con essi sono stati bruciati anche gli ideali. Gli ideali della sinistra sono stati bruciati dal vertice del PD (DS o come vi pare), che hanno riempito con il nulla il vuoto dei valori socialisti rinnegati. Il primo ad abiurare è stato l'uomo forte della destra italiana: Massimo D'Alema, che diede, non dimentichiamolo, il primo colpo di piccone allo Stato sociale, stendendo un tappeto rosso a Silvio Berlusconi. Se vi serve un ripassino di storia ditemelo.
3) Per fare politica in Italia bisogna essere ricattabili. Per qualche favore ricevuto, per gratitudine, per qualche peccatuccio, per qualche valigetta piena di soldi, per una firmetta messa da giovane su un foglio non ben chiaro. Il PD è perfettamente integrato in questo meccanismo molto italiano, tanto da doversi esprimere sempre in modo molto moderato, quando non arriva addirittura ad appoggiare con il voto, o con l'assenza, leggi vergognose. Ma ve lo ricordate D'Alema quando disse che non era andato a votare perdendo l'occasione di far cadere il governo Berlusconi, perché non gli avevano spiegato che era importante? Ma vi prego. Mettetelo su una barca con due escort e con un foglio di esilio a vita, fatelo per il nostro bene.
Mi fermo a 3, potrei arrivare fino a 30, ma non voglio essere dispersivo, bastano questi tre punti per chiarire le idee a chiunque circa l'attuale atteggiamento posturale del PD e sul perché gli elettori del centrosinistra sono "infuriati come bestie" e non "disaffezionati".

Tutti si accaniscono contro Berlusconi, dando a lui, che pure le merita, tutte le colpe. E lui, beatamente, galleggia, com'è proprio per la sua natura. Ma guardiamoci meglio attorno e chiediamoci: se il ladro esce di prigione e ruba, la colpa è del ladro, o della guardia che ha lasciato la porta della cella aperta, che ha consegnato le chiavi del carcere stesso al ladro ed è andata a curare i fatti propri? Chi dei due è più colpevole, il ladro che fa diligentemente il proprio lavoro o la guardia che ha le mani logorate a forza di menarselo? E ancora, se la guardia non fa il proprio lavoro, non è che la sua indolenza è in realtà un modo per nascondersi dietro il ladro, del quale in molti casi condivide ideali ed interessi? Il dubbio è, concedetemelo, quantomeno legittimo: o la disonestà o la demenza, una delle due.

Pubblicato il 2/4/2010 alle 22.9 nella rubrica Commentario urbano.

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